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annunciazione

La simbologia
Icona dell'annunciazione:
l'inizio della salvezza
di Giovanna Ferraboschi
("Il Faro" aprile 2000)
Oggi è l’inizio della nostra salvezza
e la manifestazione del Mistero eterno: il Figlio
di Dio viene nel mondo come Figlio della Vergine,
e Gabriele porta il beato annuncio.
Con Lui proclamiamo: Ave o Piena di Grazia
Il Signore è con te.
Dal Tropario (preghiera) della Festa dell’ufficiatura bizantina
   “Credo in un solo Dio, … Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Sprirto Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo….” con queste parole ogni fedele, nella celebrazione eucaristica domenicale, riafferma la propria fede nell’evento divino, evento decisivo per tutta l’umanità.
   Il tema dell’Annunciazione, dell’incarnazione del Logos per mezzo della Madre di Dio, era particolarmente dibattuto, fin dagli inizi del Cristianesimo. I numerosi testi teologici e i sermoni dei Padri della Chiesa dedicati all’Avvenimento ci dimostrano quanto fosse particolarmente sentita la venerazione di Maria quale Madre di Dio. Questo sentimento di grande reverenza portò all’istituzione di particolari feste in suo onore, tra le quali la prima fu l’Annunciazione. Fu introdotta nella Chiesa romana da papa Sergio I° (687-701) e sin dall’inizio la festa fu celebrata il 25 marzo, equinozio di primavera, tempo in cui, secondo le concezioni antiche, fu creato il mondo ed il primo uomo.
   L’iconografia dell’Annunciazione conferma l’importanza della festa, una delle “Dodici Grandi Feste” sempre dipinte nelle iconostasi delle chiese orientali. Molti artisti in ogni secolo si sono cimentati con questo tema avvalendosi dell’apporto di testi che hanno una radice comune nel Vangelo di Luca (1,26-38) dove si scorgono i tratti essenziali della chiamata di Dio e della risposta dell’uomo.
   L’icona che stiamo analizzando proviene dalla sagrestia del monastero della Trinità di Mosca (primo quarto del XV secolo) e attualmente si trova nella galleria Tret’jakov di Mosca. E’ un’icona di piccole dimensioni giunta al monastero quale preziosa offerta “per la salute dei vivi e il suffragio dei defunti”. Dai segni dei chiodi sulla tavola possiamo dedurre che lo sfondo e le aureole erano ricoperte dalla riza (placca d’argento eseguita a sbalzo e in filigrana che rende più preziosa l’immagine). La struttura iconografica dell’opera ha in sè gli elementi principali attraverso cui è reso l’evento sacro: il gesto di saluto dell’Arcangelo Gabriele, la Vergine Maria, occupata a filare con il fuso nella casa di Giuseppe a Nazaret, e il raggio proveniente dall’alto che si posa sul capo di Maria, che rappresenta “l’azione misteriosa dello Spirito Santo”. La composizione si basa sul testo evangelico di Luca, già citato, che narra con ricchezza di particolari l’apparizione del celeste messaggero a Maria, il loro dialogo e il libero assenso della Vergine alla volontà Divina ed inoltre beneficia anche del contributo dei Vangeli apocrifi: “a Maria toccò la porpora per il velo del tempio del Signore”.
   La vivacità della scena è data dal movimento delle gambe dell’Angelo, dallo svolazzare dei suoi vestiti e dall’impennarsi delle ali: il messaggero sembra appena giunto in rapido volo ed impugna con la mano sinistra un lungo bastone simbolo della sua autorità. Il suo braccio destro si distende quasi volesse porgere l’annunzio e il gesto benedicente della mano, carico di simbologia, si accompagna allo sguardo verso Maria: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28).
   La Vergine, ritratta in atteggiamento di profondo raccoglimento, è ricoperta da un manto porpora bordato d’oro ed una tunica blu. Sul manto ha tre stelle che sono in corrispondenza del gesto trinitario della destra dell’Angelo. Simboleggiano la verginità di Maria prima, durante e dopo il parto. Ella è seduta su eleganti cuscini ed il trono dorato si inserisce in uno sfondo architettonico ricco e fantastico. Calza delle scarpette rosse dello stesso colore del cuscino e della tenda che collega l’edificio con una colonna a se stante (metafora della Madre di Dio “pilastro incrollabile della Chiesa”).  Purtroppo la foto in bianco e nero non permette di cogliere la simbologia del colore che nelle icone è importante: i colori hanno una dimensione spirituale e agiscono come attributi al sacro.
   L’iconografo, usando il rosso, la porpora, l’oro, ha voluto evidenziare la regalità divina che circonda la Vergine. L’artista pone la figura di Maria all’interno di un palazzo (la tenda rossa stesa indica che la scena si svolge in un interno) dalla grandiosa architettura che raffigura in modo convenzionale il tempio di Gerusalemme. Qui la simbologia architettonica è legata alle metafore con cui la Madre di Dio viene chiamata: “Dimora luminosissima, Palazzo del Grande Sovrano...”.
   Si potrebbe obiettare che la prospettiva architettonica in questa icona è sbagliata: è come se le costruzioni fossero viste da punti di vista diversi, ma noi sappiamo che le icone non sono soggette alle leggi terrene del tempo, dello spazio e della gravità.
   Dall’alto parte un raggio di “Ombra” che attraversa la sontuosa architettura e va a posarsi sulla Vergine: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (Lc 1,35).
   L’abilità dell’iconografo ci porta dentro al momento culminante della Storia sacra, che segna l’inizio della Nuova Alleanza, il passaggio dalla Legge alla Grazia.
 
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