gerusalemme - Icone Ferraboschi

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gerusalemme

La simbologia
Icona di Pskov:
entrata in Gerusalemme
di Giovanna Ferraboschi
("Il Faro" marzo 1999)
   Tra il XIII e il XVI secolo Pskov, città russa medioevale del Nord, conobbe una grande fioritura dell’arte iconografica. L’originalità delle icone pskoviane è legata per molti aspetti alla storia della sua terra e alla grande tradizione monastica che conferisce loro una particolare profondità spirituale e teologica. Le icone erano, di fatto, le immagini sacre della Chiesa Greco-Ortodossa e la maggior parte dei dipinti è realizzata su legno, ma è nella Russia Cristiana che quest’arte assume un’identità nazionale facendola progredire ulteriormente.
   Lo schema iconografico del soggetto che stiamo analizzando si forma nell’arte bizantina sulla base del Vangelo e trova una certa diffusione a Pskov, grazie alle scuole dei monasteri che furono una presenza viva del Cristianesimo.
   L’Entrata in Gerusalemme, icona della prima metà del XVI secolo, fa parte del “ciclo delle feste” dell’iconostasi (parete d’icone che divide il celebrante dai fedeli) della Chiesa di San Nicola a Ljubjatovo, presso Pskov, da cui è stata trasferita nel museo della città nel 1948.
   La lettura dell’opera ci consente di entrare nella Storia della Passione di Gesù: Parola del Signore che ascolteremo nella Messa che accompagna il rito di benedizione degli ulivi.
   Ma percorriamo analiticamente il dipinto, individuandone i vari aspetti. L’evento si svolge alle porte di Gerusalemme, l’edificio posto sullo sfondo a destra ci mostra la città che riprende l’architettura di Pskov. La città è in festa, molta gente è arrivata da ogni parte per celebrare il più grande avvenimento degli Ebrei: la Pasqua. Pure Gesù va con i suoi discepoli a Gerusalemme per partecipare alla festa e incontra la folla che, festosa, lo accoglie con rami d’ulivo e i mantelli stesi sulla strada.
   La scena ha due componenti: quella maggiormente centrata sui racconti evangelici, definiti anche nei dettagli (Gv 12, 12-15; Mt 21,1-11; Mc 11,1-11; Lc 19,29-48) e un’altra più interiore che va al di là del racconto e ne coglie il messaggio. Gesù è il re giusto e vittorioso, umile che cavalca un puledro figlio d’asina, un Messia che salva dalla croce, un Dio che mostra amore e condivisione, non potenza; un Salvatore che paga per noi!
   L’iconografia del soggetto ci mostra, dunque, Cristo che fa il suo ingresso in Gerusalemme seduto lateralmente a dorso d’asino tenendo le gambe rivolte indietro, mentre lo sguardo è fisso in avanti verso la folla e la città. La posizione di Gesù ha certamente un aspetto singolare, come pure il puledro che pacificamente conduce il Salvatore verso la folla, ritratta nei costumi tipici, che lo attende esultante alla porta della città.
   La figura centrale di Cristo è fiancheggiata simmetricamente da due gruppi: a sinistra gli apostoli che lo seguono con espressioni preoccupate, a destra gli Ebrei, resi con naturalezza tanto che alcuni volti si avvicinano al ritratto. Le montagne e la vegetazione rappresentano lo scenario di sfondo. I profili delle colline sono inclinati verso Gesù a sottolineare la divina presenza, come pure il tronco dell’albero che, inclinato secondo il profilo delle rocce, innalza la fronda verso il cielo. La caverna buia, caratteristica abbastanza comune nelle icone, ci sta ad indicare il cosmo nelle tenebre che attende la Rivelazione. La tavolozza è rigorosamente selezionata e costruita sui colori prediletti dalla pittura pskoviana: l’oro che copre il fondo, le tonalità di verdi, rossi, bruni e aranci per gli indumenti e il puledro, l’ocra per la montagna e il bianco per le zone di luce sui pendii. Vari elementi della natura sono coinvolti nel tema del soggetto con semplicità creando armonia spirituale e unità.
 
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