tempio - Icone Ferraboschi

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La simbologia
La presentazione di Gesù al Tempio
di Giovanna Ferraboschi
("Il Faro" gennaio 2001)
  
Rallegrati, Piena di Grazia,
Vergine Madre di Dio,
perché da te è sorto Cristo Dio nostro,
Sole di giustizia
che illumina quanti sono nelle tenebre.
Esulta anche tu, giusto Vegliardo,
che hai portato tra le braccia
il Signore che libera le nostre anime
e che ci dona la resurrezione.
(Preghiera della Festa)
   La festa della presentazione di Gesù al Tempio, celebrata a Bisanzio fin dal VI secolo, fu introdotta in Occidente (a Roma) da papa Sergio (687-701) e celebrata tuttora il 2 febbraio.
   Con questa festa liturgica si vuole sottolineare l’incontro del Bambino Gesù con il vecchio e giusto Simeone (che rappresenta simbolicamente il passaggio dal Vecchio al Nuovo Testamento) e commemorare la purificazione di Maria nel Tempio di Gerusalemme (festa della Candelora celebrata quaranta giorni dopo il Natale di Gesù: Luce che aumenta e si diffonde).
   L’icona qui illustrata (ora al Museo-Comprensorio di Novgorod) è stata eseguita alla fine del XV secolo e proviene dalla serie delle dodici feste dell’iconostasi della Chiesa della Dormizione a Volotovo, presso Novgorod, distrutta durante la seconda guerra mondiale.
   La composizione dell’opera si basa sul modello canonico di Andrej Rublev (grande iconografo russo)
   Il testo di riferimento per dipingere la Presentazione di Gesù al Tempio è il racconto descritto nel Vangelo di Luca (2, 22-38) in cui si dice che Giuseppe e Maria, compiuti i quaranta giorni dal parto, secondo la legge ebraica presentarono il loro primogenito al Tempio di Gerusalemme per consacrarlo a Dio con l’offerta di una coppia di tortore. Li accolse il vecchio Simeone che viveva presso il Tempio e a cui era stato predetto che non sarebbe morto prima di vedere il Messia-Salvatore; insieme a lui c’è la profetessa Anna.
   Dell’episodio evangelico è rappresentato il momento saliente dell’evento: l’incontro tra Gesù e il giusto Simeone.
   La scena si svolge all’interno del grandioso complesso del Tempio, davanti al “Santuario del Signore” (altare), indicato da un ciborio con una tenda rossa e dalla scala che conduce ad esso.
   Lo sfondo architettonico, ricco di elementi dai significati simbolici, completa la scena: l’esedra che nella parte superiore presenta un baldacchino sovrastato da un velo rosso ci dice che siamo nel recinto sacro. Il velo rosso che si posa sul ciborio di sinistra congiungendosi al tetto della Chiesa è il velo della Misericordia di Dio che sovrasta ogni cosa e che unisce il Tempio e la Chiesa, emblemi della Vecchia e Nuova Alleanza.
   Al centro dell’immagine c’è la Vergine che ha tra le braccia il Bambino nell’atto di porgerlo a Simeone. Il vecchio profeta ha le mani velate ed il busto inclinato in segno di rispetto e di adorazione, il suo sguardo è pieno di tenerezza: egli sta per ricevere tra le braccia il Bambino che ha riconosciuto come suo Dio. E’ uno sguardo che vuole dire tante cose e sembra vedere il futuro di Passione e di morte di Gesù: «Ora lascia o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la Tua Parola; perché i mie occhi han visto la tua salvezza, preparata da Te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele» (Lc 2,29-32).
   La Madre di Dio tiene tra le braccia il Bambino e sembra stringerlo. Il suo mantello è rosso, simbolo della sofferenza: come madre ella si inchina alla volontà di Dio che tramite Simeone le preannunzia sofferenza, «e anche a Te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2, 35).
   La tunica bianca del Bambino, che lascia scoperte le braccia e le gambe, parla della natura umana di Cristo, tuttavia la camiciola ha una cintura che allude al suo ministero sacerdotale e al suo sacrificio che si perpetua durante la liturgia. L’aspetto sacrificale è sottolineato anche dalla raffigurazione dell’incontro tra il giusto Simeone e Cristo proprio davanti all’altare.
   Dietro la figura della Vergine c’è la profetessa Anna: essa è colta nel momento in cui loda e parla di Gesù, anche lei meritò per la vita santa condotta, di incontrare il Salvatore. Il rotolo che stringe nella mano destra sta simbolicamente ad indicare la proclamazione della salvezza del genere umano.
   Nell’estrema parte sinistra c’è la figura di Giuseppe, che rappresenta l’uomo davanti al mistero: ha tra le mani l’offerta delle colombe, assiste muto e pieno di meraviglia a quanto viene detto del Bambino.
   L’icona, attraverso i suoi personaggi ci ricorda l’opera redentrice del Cristo e ci mostra l’Amore di Dio che ha saputo farsi Bambino per essere accolto tra le nostre braccia.
 
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