Tipologie canoniche - Icone Ferraboschi

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Tipologie canoniche

La simbologia
Tipologie canoniche: icone di Cristo   -   a cura di Giovanna Ferraboschi

Secondo la tradizione esistono tre tipi canonici fondamentali:

1) Il PANTOCRATORE: è la denominazione più consueta di Cristo nella tradizione orientale cioè “Colui che sostiene in se tutte le cose”, è l’espressione dell’epifania del Dio trascendente che ha assunto fattezze umane. Cristo appare come “Colui che dà vita all’essere”, il Signore della vita, l’Onnipotente, il Rex mundi, raffigurato solitamente a mezzo busto, con la mano destra levata in atto di benedizione, mentre la sinistra regge un libro aperto o chiuso, simbolo della Sua Legge. Il testo evangelico simboleggia il giudizio divino sul mondo, mentre la mano benedicente indica la misericordia divina incarnata nel Verbo. Un profondo simbolismo è sotteso alla mano benedicente, infatti questo gesto rivela la divino-umanità di Cristo: le dita incrociate formano l’anagramma di Gesù (IC ) Cristo (XC). Nel volto del Pantocratore si esprime una sconfinata misericordia, un amore doloroso ed appassionato per l’uomo, che lo spinge a morire in croce per ricondurre al Padre l’intera creazione, affinché essa possa partecipare della vita divina. Nell’icona di Cristo noi possiamo contemplare, nei sembianti del Verbo di Dio incarnato, il Mistero stesso dell’incarnazione. Uno dei più grandi teologi, San Giovanni di Damasco (675-749), dirà che il Verbo di Dio, incarnandosi, ha preso le fattezze di un uomo: Gesù di Nazareth. Quei tratti sono quelli del volto umano di Dio, che l’icona rappresenta simbolicamente, non già realisticamente come un ritratto.
I colori delle vesti del Cristo hanno sempre un significato simbolico: il rosso della tunica (il colore degli imperatori) esprime la signoria di Cristo sul mondo e indica la regalità della natura divina, mentre il manto blu indica l’umanità di cui Cristo si riveste nell’Incarnazione. Lo sfondo, generalmente dorato, rappresenta la luce increata di Dio, in cui Cristo-Uomo è immerso. Il capo è circonfuso di un nimbo, anch’esso d’oro, ed è il simbolo della luce divina irradiata da Cristo-Dio. Generalmente si distinguono i profili della croce e le lettere greche O O N che significano “Colui che è” (Es 3,14), il nome sacro di Dio in forma contratta.
L’iconografia raffigura il Pantocratore con busto monumentale, lo sguardo profondo, la maestosità del sembiante. La rappresentazione riunisce in sé la forza (il collo rigonfio, segno della presenza dello Spirito Santo che riposa nel Verbo) e una dolcezza infinita che si esprime nello sguardo: Cristo è insieme il Signore e il prototipo dell’umanità trasfigurata. L’icona celebra Cristo come Sovrano e Giudice celeste. Il libro nella sua mano sinistra è la Nuova Legge donata agli uomini (il Vangelo). Molto spesso sul libro tra le mani del Cristo è scritto il versetto di Gv 8,12: “Dice il signore: Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”; oppure Gv. 7,24.

2) Il SALVATORE ACHEROPITA che vuol dire “dipinto senza l’ausilio di mani umane”. E’ considerato la rappresentazione più antica e fedele di Gesù. Secondo la tradizione è l’impronta del volto di Cristo sul MANDILYON (il velo della Veronica che significa “vera immagine”) che venne impressa sulla tela di lino da Cristo stesso e inviato ad Abgar, re di Edessa, nella Siria settentrionale, gravemente malato, che da quella reliquia fu guarito dalla lebbra. Questa impronta sul Mandilyon è l’origine delle icone del Santo Volto di Cristo, immagine fatta senza mani d’uomo: “Io distruggerò questo tempio fatto da mani d’uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d’uomo” (Mc 14,58). Il centro della composizione è il Volto di Cristo, assorto e severo ma anche infinitamente misericordioso, un volto in cui si esprime tutto l’amore per l’uomo, che lo porta alla croce per ricondurre al Padre l’intera creazione, affinché essa possa partecipare della Vita divina. Tra le immagini di Cristo il “Volto non dipinto da mano d’uomo” occupa un posto centrale: esso sta a significare che l’icona non è soltanto un ricordo, un tentativo di ritrarre il Signore, e nemmeno un ideale di bellezza spirituale; “l’icona è l’immagine riflessa della fede della Chiesa nel mistero dell’incarnazione” (Sendler). Il VII Concilio (787) dedicò una particolare attenzione a questo tipo d’icona commemorando così il trionfo definitivo delle immagini sacre.
Il tipo iconografico del Salvatore “non dipinto da mano d’uomo” ci mostra unicamente il Volto, dipinto su un telo bianco, senza collo né spalle, con lunghi capelli che ricadono in ciocche regolari in due bande. I tratti del volto sono resi sinteticamente, con forme stilizzate e sobrie che non hanno più nulla di carnale. Gli occhi grandi scrutatori hanno uno sguardo attento e contristato che sembra voler penetrare le coscienze: Cristo è venuto nel mondo non per condannarlo ma per salvarlo.

3) Il SALVATORE IN TRONO FRA LE POTENZE: questa icona riprende la tipologia del Pantocratore con la figura completa, assisa sul trono, con la destra in atto di benedire mentre nella sinistra tiene il Vangelo. La figura è inserita in una dimensione cosmica e manifesta in Cristo “il Signore del Cosmo e della Storia”. Nell’iconostasi delle chiese ortodosse occupa il posto centrale nell’ordine della Deesis (che vuol dire “supplica”: è una particolare composizione iconografica con più tavole che vede al centro Cristo in trono e ai lati una schiera di angeli e santi guidate rispettivamente dalla Vergine e da San Giovanni Battista).
Cristo è vestito di luce (le venature d’oro dell’abito indicano appunto la luce) seduto in trono generalmente inserito in un quadrato rosso, inscritto a sua volta in un ovale blu, che simboleggia l’eternità e il cielo. Ai quattro lati del trono sono raffigurati i simboli dei quattro evangelisti. In questa complessa costruzione campeggia la figura di Cristo, ieratico e splendente, dispensatore di vita ed eterno vincitore della morte.
  
Bibliografia
Ol'ga Popova, Engelina Smirnova, Paola Cortesi "Icone", Mondadori, 2000
"Libro-Calendario" a cura della Fondazione Russia Cristiana, ed. La Casa della Matriona, anni: 1990, 1991, 1992, 1993, 1994, 1995, 1996, 1997, 1998, 1999, 2000, 2001
"Icone. Arte e devozione", Ed. Magic Books, 1993


 
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